Riprendo questi due post scritti il primo da Giraffa, il secondo da Marta, per ribadire un concetto sul quale batto sempre: il cambiamento dipende anche da noi, parte da noi: noi, volendo, possiamo.
Sii tu il cambiamento che vuoi, cominciamo a cambiare le cose, poi altre persone si aggiungeranno, altri mezzi si troveranno.
Forse la favola che lei stessa racconta nel video, fa capire chi era Wangari Maathai, un piccolo, grande colibrì:
È la storia di un colibrì e di un’immensa foresta divorata dal fuoco. Tutti gli animali escono dalla foresta e rimangono paralizzati, mentre guardano la foresta bruciare e sentono di essere impacciati, impotenti, tranne un piccolo colibrì. Lui dice “devo fare qualcosa per questo fuoco” e così vola fino al torrente più vicino prende un po’ d’acqua e la butta sul fuoco, e va su e giù, su e giù più veloce che può. Nel frattempo, tutti gli altri animali, alcuni di loro molto grossi, come gli elefanti, con una grande proboscide, che potrebbero portare molta più acqua, stanno lì, impotenti, inermi, e dicono al colibrì: ma cosa pensi di fare? Sei troppo piccolo! Questo incendio è troppo grande, le tue ali sono piccole, il tuo becco è così piccolo, puoi portare solo un po’ d’ acqua alla volta. Ma mentre loro continuano a scoraggiarlo, lui torna da loro, senza perdere tempo, e dice: “io faccio del mio meglio e questo, secondo me, è quello che ognuno di noi dovrebbe fare”. Tutti noi dovremmo sempre fare come il colibrì. Io posso sentirmi insignificante, ma di sicuro non voglio essere come gli altri animali della foresta, che guardano mentre il pianeta va in fumo. Io sarò un colibrì e farò del mio meglio.
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«Un giorno una tempesta terribile si abbattè sulla costa, scaraventando sulla riva migliaia e migliaia di stelle marine che restavano immobili e morivano sulla spiaggia. Tutti stavano a guardare esterrefatti e nessuno faceva niente. Tra la gente, tenuto per mano dal papà, c’era anche un bambino che fissava le piccole stelle di mare. All’improvviso lasciò la mano del padre, si chinò, ne raccolse tre e le riportò in acqua, poi corse indietro e ripetè la cosa… un uomo che era lì gli disse: “ci sono migliaia di stelle marine su questa spiaggia, non puoi salvarle tutte, e lo stesso succede su tante altre spiagge. Inutile, non puoi cambiare le cose”. Il bambino si chinò a raccogliere un’altra stella e gettandola in acqua rispose: “Ho cambiato le cose per questa qui”. L’uomo fece lo stesso… poi furono in quattro, poi in cento, poi migliaia di persone che buttavano stelle di mare in acqua.»
dal libro “Il seme di Nasiriyah. Giuseppe Coletta, il brigadiere dei bambini” - Lucia Bellaspiga